BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in l'ivenze, Milano, 15 dicembre 1621. Bibl. Naz. Fir. Mss, Gal., P. VI, 1. X, car. 116, — Autografa. Molto Ill." Sig." e P.ron mio Col.mo iù spesso gli scriverei, s'io non dubitassi d’arrecharli più tosto incomodo che piacere, sapendo ch’ ella con le sue occupationi non ha di bisogno d’aggiunta di cerimonie; tuttavia il non farlo alcuna volta mi parrebbe troppo grav’errore: perciò con questa mia vengo a salutarla con tutto l’affetto del cuore, et insieme a darli nuova del mio ben stare, come anco, per l’Iddio gratia, mi persuado di lei. Attendo poi continoamente a’ studii di matematica, e vado dimostrando alcune propositioni d’Archimede diversamente da lui, et in particolare la qua- dratura della parabola, divers’ancora da quello di V. S.; e perchè m’ occorre un 10 certo dubbio, quale li esporrò, desidero esserne chiarito da V. S. Il dubbio è questo, al quale mando inanzi questa esplicatione: Se in una figura piana s’intenderà tirata una linea retta come si voglia, et in quella poi tirateli parallele tutte le linee possibili a tirarsi, chiamo queste linee così tirate tutte le linee di quella figura; e se in una figura solida s' intenderano tirati tutt'1 piani possibili a tirarsi paralleli ad un certo piano, questi piani gli chiamo tutt'1 piani di quel solido. Hora vorrei sapere se tutte le linee d’un piano a tutte le linee d’un altro piano habbino proportione, perchè potendosene tirare più e più sempre, pare che tutte le linee d’una data figura sieno infinite, e però fuor della diffinitione delle grandezze che hano proportione; ma perchè poi, se si aggran- 20 disse la figura, anco le linee si fano maggiori, essendovi quelle della prima ct anco quelle di più che sono nell’eccesso della figura fatta maggiore sopra la data, però pare che non sieno fuora di quella diftinitione : però desidero esser da V.8. sciolto di questo dubbio. Se altro mi occorrerà di man in mano, confiderò che V. S. mi sii per favorire di lucidarmelo, contentandosi ella di posporre un Lett. 1615. 15. questi piano gli — XIII, 11 52 15 — 18 DICEMBRE 1621. [1515-1516] pochetto di tempo per dimostrarmi ch’ ella gradisca questo mio impiego, benchè di poco momento; et aspettando da V. S. gratissima risposta, finirò con augurarli da N. S. felice Natale et il colmo d'ogni bene, facendoli riverenza. Di Mil, alli 15 10mbre 1621. Di V.S. molto Ill." Ser. di cuoro F. Bons? Cavi da Milo Gesuato. 30 Fuori: AL molto Ill. Sig” e P.ron mio Colo Il Sie” Galco Galsi, po lil. e Mat.eo di S. A. S. Fiorenza. 1516*- [...] BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze. Milano, 22 marzo 1622, Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 120. — Autografa. Molto Illre et Ecc.mo Sig. Havendo io mess’insieme alcune cosette di geometria, et desiderando che V. S. l'assagi, per sentire il suo parere intorno a quelle‘, gliele mando per il compagno del nostro P. Visitatore di Lombardia; e perchè l’havevo non troppo ben ardi- nate, e forsi trascurrate in qualche parte, pure, per servirmi della comodità di mandargliele, m'è convenuto in fretta darli quel miglior ordine ch’ ho potuto: però V.S. mi scuserà se non le troverà come dovrebbon essere, chè per la fretta non n’ ho nè anco potuto far altra copia che questa che mando a V. S.; perciò vi potrebbe anco trovare de gl’errori, e forsi anco non vi potrebbe esser cosa di momento, potendo patire il fondamento da me preso qualche istanza da me non 10 avertita. Alcune cose, come chiare, per brevità le ho tralasciate, in particolare nel bel principio, che tutte le linee di due figure piane e tutte le superficie di due figure solide habino proportione, il che parmi facile da dimostrare; perchè, (1) Cfr. n° 1518. (2 Cfr. n.0 1519, 20 10 [1521-1522] 22 MARZO — 6 MAGGIO 1622. 87 multiplicando l'una delle dette figure, si multiplicano anco tutte le linee nelle piane e tutte le superficie nelle solide, sì che tutte le linee d’una figura, overo superficie, possono, cresciute, avanzare tutte le linee, o superficie, dell’altre, c così sarano ancor esse fra le grandezze ch’ hanno proportione. Come io pigli poi questo termine (tutte le linee d'una figura piana, o tutte le superficie d’un solido), lo dichiaro in esso trattato. Di gratia, mi favorisca di dirmene il suo parere, chè hen può pensare che lo sto aspettando con gran desiderio, che poi li manderò anco alcune altre cose delle spirali, che per brevità di tempo non ho potuto ac- compagnar con queste altre ch'io li mando; e se vi fosse qualche cosa d’ alcun rilevo, di gratia mi favorisca di farla vedere anco al P. D. Benedetto. E con questo finisco, desiderandoli et augurandoli felicissima Pasqua et il colmo d'ogni bene; e li faccio riverenza. Di Mil.°, alli 22 Marzo 1622. Di V.S. molto Ill" et Ecc,ma Devot.mo Ser.te F. Bon."* Cavallieri. Fuori: Al molto Illo et Ecc.mo Sig." e P.ron mio Col.imo Il Sig.” Galileo Gal. Fiorenza. 1522”. LORENZO PIGNORIA a [GALILEO in Firenze]. Padova, 6 maggio 1622. Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P.I, T. VIII, car. 164, — Autografa, Molt'Illre et Ecc.mo Sw" mio Oss.0 Ho ricevuto lo scatolino della terra sigillata per parte del S." Residente, et a V.S. et al S” Picchena ne resto con infinito obligo. Le inscrittioni‘’ le vederò, et se qualche cosa mi sovvenirà, dirò sinceramente il mio parere. Mons." Gualdo ©’ morì il dì 16 Ottobre l’anno passato, con molto dolore de’ suoi amici, Il S.r Sandelli ® sta bene. Lo Studio può passare. È morto il S* Fonseca® et il S.r Raguseo®, la cathedra del quale è stata data al 5. Li- ceti. Dell’Illmo Sr Sebastian Veniero non ho mai inteso la morte. I semi delle zatte siamo tardi a domandarli. Lett. 1521, 19. tratatto _— (M Cfr, n.0 1529, lin, 20-23. (5) Roprioo FoNSECA. (2) Paoro fiuatno, (5) (orario RAGUSEO. { Mantino SANDELLI. 88 G -- 7 MAGGIO 1622. [1522-1528] Fo riverenza a V. S. et al Sì" Curtio®, al valore del quale vivo servidore di cuore gran pezzo fa, Il S. Sandelli pure le bacia le mani. Di Pad.*, il dì 6 Maggio 1622. Di V.S. molt’ Ill," et Ecc,ma Ser.re Aff,mo Lor. Pignoria. 1523. VIRGINIO CESARINI a [GALILEO in Firenze]. Roma, 7 maggio 1622, Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P.I, 1 VIII, car. 167-168. — Autografa la sottoscrizione. Un secondo originale, o minuta, di questa medesima lettera, firmato con le sole iniziali e poco leggibili, ora contenuto nel cod. Boncompagni 488; e nella descrizione del ms, fatta da Enrico Narbpuccri (Catulogo di mano. scritti ora posseduti da D. Baldassarre Boncompagni ecc. Seconda Edizione. Roma, tip. delle scionze ma- tematiche e fisiche, 1892, pag. 283) la lettera fu dichiarata di incerto autore. Molto Ill. Sig. P.ron mio Oss.mo La mia debole sanità (se si deve chiamar tale un’eterna convalescenza), si- come m’impedisce e toglie le speculazioni de gli studii gravi, così riceve gran sollevamento, e si sottrae da pensieri più mesti, diportandosi nell’ozio delle Muse: vado però trattenendomi alle volte con loro, e cerco che i componimenti non siano affatto scarsi di qualche dottrina filosofica, e quanto io posso procuro in essi lasciar viva testimonianza dell’ossequio e riverenza ch’io porto alle virtù eminenti. Trovomi haver all'ordine un libretto d’elegie, fra le altre mie opere latine. Queste per lo più ragionano dell’infermità grave ch’ io ho patita; non però tanto dimorano nell’argomento flebile, che non ricevano ornamenti di varii epi- 10 sodi d’altre materie. Una di queste è la qui congiunta‘, che mando a V.S., uscitami ultimamente dalla penna; in cui, dopo haver ringraziato il S." Cintio Clementi, medico molto stimato in questa città, per la cui opera, dopo l’esser stato io muto nove mesi intieri, ho finalmente ricominciato a parlare, digredisco rimproverando gli ostinati amatori et adoratori delle antichità, che si beffano de gl’ ingegni ch’ardiscono trattar novità, dandomene occasione un medicamento di solfo sublimato, da lui preparatomi contro il volere de gli altri medici, da cui ho sentito manifesto et grandissimo aiuto. E perchè non mi pareva che si potesse raggionare de’ trovatori d'artificio sublime e di scienze senza menzione di V.S., c'ha onorato l’Italia appresso le straniere nazioni co’ suoi scritti et 20 (1) Curzio PiccHENA. saris Moreti, M.DC. LXII, pag. 338-845, col titolo: (2) Non è presentemente allegata alla lettera. —« Cynthio Clementio, Archiatro Romano, cum vocis Si leggo nella raccolta Septem illuetrium virorum usum rocuperasset ». poemata, Antverpine, ex officina Plantiniana Baltha- 30 40 [1523-1524] 7 MAGGIO 1622, 89 osservazioni, ho in qualche parte accennato il pregio et la gloria che le Muse le devono; e sebene nelle mie composizioni toscane‘ ella riceverà lodi più diftuse, et di già in alcune la cominciato a ricevere, con tutto ciò non ho voluto man- care d’inviarle questo picciol pegno dell’ossequio mio, consigliandomelo parti- colarmente il Sig» Filippo Magalotti®, molto mio signore, che si è adoperato ’n farmi sicurtà piena ch’ella sia per gradirlo; oltrechè il Sig. Prencipe Cesis no- stro mi ha mosso a ciò colla sua autorità. Degnisi dunque di riconoscere in. questi pochi versi qual sia il desiderio mio nel riverirla più di quello che da loro le sarà significato. Prendo con tale occasione ardimento di sollecitarla alla publicazione della risposta al Sarsio, che per tanti rispetti ella deve al mondo, ma particolarmente per ricomprare da gl'ignoranti un falso nome di vittoria che danno a quei scritti. Il S* Prencipe sopradetto et tutti i Lincei glie ne fanno caldissima istanza ; fra’ quali gli ultimamente aggiunti, Sig." Giuseppe Neri et il Sig." Cav.” del Pozzo”, sono dello stesso parere et ne la pregano, essendosi di ciò ragionato nell'ultima congregazione fatta da noi. Io ho promesso all’Academia che in breve V. S. la sadisfarà, havendomi il Sig." Filippo alcuni mesi fa detto c’ haveva veduto gran parte dell’opera trascritta. Procuri V. S. ch'io habbia ad osservare la parola da me data; e sebene ella per sazietà di gloria può disprezzare queste diseguali contese, tuttavia è obligata al nome publico de’ Lincei, offeso dal Sarsio e da altri malevoli, et al mondo non deve occultare i tesori delle sue nobili specu- lazioni: mentre per fine io, insieme con gli altri SS. Lincei, le bacio affettuo- samente le mani. Di Roma, li 7 di Maggio 1622. Di V.S. molto Ill Aff.mo Se. di core Virg. Cesarino. 1524*. FILIPPO MAGALOTTI a [GALILEO in Firenze]. Roma, 7 maggio 1622. Bibl. Naz. Fir. Mss, Cial., P.I, T. VIII, car, 163. — Autografa, Molto Ill. Sig." e P.ron mio Oss,mo Io mi sono astenuto volentieri dallo scriver a V.S., per non aver avuto in- sin al presente occasione che meritassi di sturbar le sue gravi occupazioni; e (1) Videro Ia luce col titolo Poesie liriche e to- (2) Cfr, n,9 1524, scane di D., VeratNio Cksarino, In Roma, per Angelo (9) Cassiano Dar Pozzo. Bernabò dal Verme, MDCLXIV. XU, 12 90 7 — 20 MAGGIO 1622. [1524-1525] come che altro non fosse stato il tenor delle mie lettere che accennarle in parte la reverenza che io porto al suo molto merito, abbi giudicato di sodisfar più a me medesimo di riverirla e d’ammirarla in un profondo silenzio. ÈEmmisi nondi- meno per mia buona fortuna porto occasione di passar con lei questo ufficio, poichè avendo avuto parte in persuader l’ Il.mo Sig." D. Verginio Cesa[rini] che mandassi a V.S. una sua composizione latina‘, che conteneva alcune delle sue lodi, e mostrandosene egli assai renitente, parendole cosa assai diseguale alla 10 sua virtù, ha voluto che con propria lettera glie ne facci testimonianza. E benchà per ogni rispetto io sia sicuro che del tutto è superfluo questo ufficio e che di niun valore è per mezzo mio, ho voluto più tosto non di meno obbedire a sì cortese comandamento, che far altrimenti, per non perder l'occasione di tener fresca nella memoria di V. S. questa mia devota et affettuosa osservanza, stimando che ella sia per gradirla, mentre averà riguardo che io mi sia adoperato in cosa che ridondi in sua lode, se non proporzionata al suo merito, al meno con desi- derio intensissimo che ella sia tale. Io non ardirei di aggiunger preghiere più di quelle che abbi fatto il Sig." D. Ver- ginio intorno alla pubblicazione della risposta al Sarsio, sì perchè io stimo le sue 20 efficacissime, e agevolmente credo che ell’averà condotto a intera perfezzione quell’opera, che al mio partir di costà, sei mesi sono, veddi in buona parte in- caminata. Resta solo che io la supplichi a scusarmi dell’ardire che ho preso d’assicurarmi che non le sia per esser discara la testimonianza che fa questo Signore nella sua elegia con riverenza sincera delle sue lodi, avendomene dato in parte comodità la gentilezza di V.S. e la stima ch’io so al sicuro che ella fa di lui. E per fine con ogni affetto umilmente le bacio le mani. Nostro Signore le conceda quanto desidera. Di Roma, il dì 7 di Maggio 1622. Di V.S. molto Illre Affett.mo Ser,re 80 Filippo Magalotti. 1525, GALILIO ad [ALESSANDRO SERTINI in Firenze]. Bellosguardo, 20 maggio 1622. Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P.I, T. V, car. 12. — Copia di mano di Vincenzio VIVIANI. Molt’Ill."e e molt’ Ecc.te Sig." mio Osse.mo Poi che la moltiplicità delle mie indisposizioni mi necessita a trat- tenermi il più del tempo alla villa, onde con troppo incomodo di IZ IL Li O III —_ (0) Cfr. no 1529. (©) [1525-1526] 20 — 27 MAGGIO 1622, 91 quelli che meco avessero a conferir loro atfari potrei soddisfare al carico che mi si aspetta mercè del Consolato‘, ho pensato di far capitale della cortesia di V.S. molto Ill.° e molto Ecc, e suppli- carla che in luogo mio voglia supplire per me in tali negozii, eserci- tando quella autorità che ho io, la quale interamente deferisco nella persona di V.S., sicuro che ella molto meglio potrà esequire tutto ciò che a tal ufizio appartiene: e gli resterò con obbligo particolare dell'aiuto e sollevamento che da lei desidero e spero. Con che af- fettuosamente gli bacio le mani, e dal Signore Dio gli prego intera felicità. Da Bellosguardo, li 20 di Maggio 1622. Di V.S, molto 1ll.'° e molto Ecc.! Ser. Affez, Galileo Galilei, 1526”.