BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in ArcetriJ. Bologna, 28 giugno 1639. Bibl. Naz, Pir. Mss. Gal., P. VI, T. XIII, car. 144. - Autografa. Molto 111.^^ et Ecc."^^ Sig.^'^e P.ron Col."^^ Né più nobile né più gradito dono potevo io ricevere dalla cortesia di V. S. Ecc."^* dell'opera mandatami, cotanto da me desiderata e che contiene in sé tante meraviglie. Io non havendo patienza che si legasse, gli ho dato una scorsa così sciolta ; et in somma sono restato soprafatto dallo stupore, vedendo con qual nuova e singolare maniera ella si interni ne' più profondi secreti della natura, e con quanta facilità ella spieghi cose difficilissime. Ferreum robur et aes illi triplex circa pectus, fu detto di chi prima ardì solcare l'immensità del mare et ingolfarsi nell'oceano; ma credo che ciò più ragionevolmente si possi 10 dire di V. S. Ecc."^*, che con la scorta della buona geometria e con la tramon- tana del suo altissimo ingegno ha potuto felicemente navigare l'immenso oceano de gl'indivisibili, de' vacui, de gl'infiniti, della luce e di mill' altre cose ardue e peregrine, ciascuna delle quali è bastante a fare naufragare qual si voglia per grande ingegno che sia. Oh quanto li sarà tenuto il mondo, che gli havrà ispia- nato la strada a cose così nuove e così delicate ! quanto i filosofi, che impara- ranno quale è la vera via del filosofare ! Et io insieme gli dovrò tenere non può co obligo, mentre gli indivisibili della mia Geometria ^^^ verranno dalla nobiltà e chia- rezza de' suoi indivisibili indivisibilmente illustrati. Io non ardii di dire che il continuo fosse composto di quelli, ma mostrai bene che fra continui non vi era 20 altra proportione che della congerie de gl'indivisibili (presi però equidistanti, se parliamo delle linee rette e delle superficie piane, particolari indivisibili da me considerati) ; il che mi metteva veramente in sospetto, che quello che ha finalmente pronuntiato, potesse esser vero. S'io havessi havuto tanto ardire, r havrei pregata a non tralasciarne questa confermatione, se non per la verità di essa conclusione, almeno acciò altri più attentamente havessero fatto rifles- sione a questa mia nuova maniera di misurare i continui. Io veramente non havrei preteso tanto, conoscendo il mio puoco meritò ; ma lei con straordinario affetto ha voluto sollevarlo, con farmi così segnalato favore di honorare il mio Specchio ^^^ et il mio nome con l' honorata mentione che si è 30 compiacciuta di fare : del che professo che gli ne restarò eternamente obligato, ti) Cfr. n.o 1970. («) Cfr. Voi. Vili, pag. 86-87. 68 28 GIUGNO - r LUGLIO 1639. [3889-3890] accertando[si] che se l'affettuosa mia servitù et amore che le ho sempre pro- fessato potesse ricevere più accrescimento, elH hora saria arrivato al colmo. La ringratio dunque di un tanto favore di vero cuore, e dove mi si po[r]gerà oc- casione di contracambiarlo, farò ch'ella non habbi da desiderare[...]me la dovuta gratitudine. Io li ho datto una semplice scorsa, lascia[ndo] intatte le dimostrationi, perch'era slegato. Mi riservo doppo che sia legato a vederlo con accuratezza, e gli verrò poi dando raguaglio del gusto che ne anderò ricevendo ; ne farò anco parte all' Ecc."^° Sig.^ Liceti, al quale non F ho anco potuto far vedere : tuttavia, per ordine havuto da lui un pezzo fa, la saluto caramente. 40 Quanto al mio libro ^^\ s'ella ne volesse per qualche amico, mi avisi, che ne la servirò subito. Godo che le mortadelle li siano giunte ben conditionate : così li rieschino di quella bontà ch'ella desidera, sì come desidero che me ne avisi. Per tanto veda se in altro la posso servire, che per fine la riverisco con ogni affetto, salutando insieme il Sig.^' Peri, che hormai sarà tornato, quale havrò gusto veda il mio libro, e se gustarà al suo palato ne li provederò poi d'uno. Saluto anco il P. Francesco e P. Clemente, e li prego dal Signor ogni vero contento. Di Bol.% aUi 28 Giugno 1639. Di V. S. molto 111.^^ et Ecc."^^ Dev.^"« et Ob."^« Ser.^« e Disc.^° 5o F. Bon.^^ Cav.^'i 3890. [...] GALILEO a FORTUNIO LICETI in Bologna. Arcetri, 24 settembre 1639. Dalle pag. 137-138 dell'opera: Be terra unico centro motua sìngularum caeli particnlarum disputationes FoR- TUNii LiCETi ecc. Utini, ex typographia Nicolai Schiratti, MDCXL. Molto 111. etc. Non si maraviglierà V. S. molto IH. et Eccellentiss., se tardi ri- ceve risposta da me alla gratissima sua, quale ricevei già un mese fa insieme col suo libro delle Lettere responsive ^^^; anzi mi scuserà, perchè ho voluto sentirne almeno parte, né potendo ciò ottenere salvo che per la lettura di amici, la conversatione de' quali gli ardori de' giorni passati mi hanno impedita, mi è convenuto interrottamente ricevere la grazia di sentirne qualcuna, ma non senza estremo gusto et amirazione della facondia e somma erudizione che in esse lettere si contiene. Io non posso finire di maravigliarmi come in uno intel- io letto umano si ritrovi una conserva di tutte le dottrine sparse in mille libri da mille altri ingegni peregrini. Ho sentito in particolare nominarmi da lei con laude in quella ove diffusamente disputa della grandezza dell' universo, se si deva credere finito o infinito. Molto ar- gute sono le ragioni che si apportano per l'una e per l'altra parte, ma nel mio cervello né quelle né queste concludono necessariamente, sì che resto sempre ambiguo quale delle due asserzioni sia vera ; tut- tavia un solo mio particolare discorso m'inclina più all'infinito che al terminato, essendo che non me lo so né posso imaginare né ter- minato né interminato e infinito; et perché l'infinito ratione sui non 20 può essere compreso dal nostro intelletto terminato, il che non accade del finito e da termine circonscritto, debbo riferire la mia incom- prensibilità alla infinità incomprensibile che alla finità, nella quale non richiede ragione di essere incomprensibile. Ma questa, come V. S.Eccell. liberamente afferma, é una di quelle questioni per avven- tura inesplicabili da i discorsi umani, simile forse alla predestinazione, al libero arbitrio, et ad altre, nelle quali le Sacre Pagine e le divine asserzioni sole piamente ci possono quietare. Ijett. 8922. 23-24. La lezione è evidentemente imperfetta. — (1) Cfr. n.o 3909, lin. 2. [3922-3933] 24 settembre 1639. 107 10 le rendo grazie infinite dell'onore e del favore fattomi, e con 30 grande ansietà sto aspettando il trattato delle pietre lucifere ^^\ il quale mi rimprovera la sterilità e mendicità del mio ingegno, mentre sento che l' ubertà e ricchezza del suo ha di già empiuto molti fogli di discorsi sopra una materia nella quale io non crederei di potere diffondermi ne anche in pochissimi versi. Taccino pure tutti gli altri ingegni che pretendono di poter gareggiare con quello del Sig. Liceti, mio Signore: al quale con riverente affetto baciando le mani, prego da Dio lunga vita e prospera sanità a benefizio della republica litteraria. Di Arcetri, 24 Settembre 1639. Di V. S. molto IH. et Ecc. Devotiss. ed Oblig. Serv. 40 Galileo Galilei. Fuori: Al molto IH. et Ecc. Sig. mio Padron Colendiss. Il Sig. Fortunio Liceti, Filosofo eminente nello Studio di Bologna. 3923**. ASCANIO PICCOLOMINI a [GALILEO in Arcetri]. Siena, 24 settembre 1639. Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XH, car. 140. — Autografa la sottoscrizione. Molto 111.'^ Sig.^ mio Oss."^° Quanto più hanno hayuto la stagione contraria, tanto più riconosco l'amo- revolezza di V. S. nel regalo delle zatte, eh' appunto saranno godute nell'occa- sione d'una buona foresteria che aspetto in casa. Gnene rendo perciò devotis- sime grazie, sentendo estrema consolazione che ella tra i suoi travagli si vadia mantenendo con la solita franchezza, e che sì favorita mantenghi la memoria della mia servitù. 11 tempo ci ha dato un po' d'acqua, sì che ripigliamo speranza di ricorre un po' di vino ; e se ella m' accennasse quale i suoi medici giudicano megliore per 10 la sua salute, non mancherò di provedernela : e tratanto si metterà da parte il solito degli altri anni. Pregola con ogni affetto di qualche suo comandamento ; e Dio nostro Si- gnore le conceda ogni più desiderabile contentezza. Di Siena, li 24 di Sett.'^ 1639. Di V. S. molto 111.'^ Devot.'' Ser. A. Arc."^^ di Siena. (M Cfr. n.o 3909, lin. 6. 108 25 - 27 SETTEMBRE 1639. [3984-3925] 3924*. DANIELE SPINOLA a [GALILEO in Arcetri]. Genova, 25 settembre 1639. Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.» XC, n.» 77. — Autografa. Molto 111.^^ et Ecc.^^ Sig.^ mio Oss."^^ Le grazie e' ho da V. S. ricevute, mi accuserebbero di troppa ingratitudine. s' io non le testificassi l'obbligo, che verso di lei ne conservo, ogni volta eh' io posso conoscer di farlo senz' apportarle disturbo ; e fra le altre quella singolare d' inviarmi il suo libro maraviglioso ricerca eh' io me le ricordi servitore il più devoto ed obbligato eh' ella habbia. Dubito nondimeno che V. S. (per cattivo ricapito havuto dalle mie lettere) mi tenga debitor anche e di risposta alla sua de' 12 di Marzo e di avviso della ricevuta grazia del libro sudetto. Ma io, dopo d' haverle scritto e ringraziatola amendue le volte ^^\ non replicai più lettere per non cagionarle soverchia noia ; che se io havessi sperato così di otte- io nere alcuna comodità di servirla, come dubitava di tediarla, haverei con piacere eccessivo continuato a riverirla assai spesso. Il P. D. Vincenzo ^^^ potrà esser a V. S. buon testimonio della particolar mia osservanza verso di lei, e dello stupore cagionato in me dalla lettura del sudetto libro, di cui la ringrazio di nuovo infinitamente ; e la prego, se me ne stima degno, ad onorarmi de' suoi comandamenti, i quali bramo quanto debbo, avve- gna che io non mi conosca atto ad eseguirgli come sono obbligato. Et a V. S. bacio riverentemente le mani, e le auguro compita felicità. Genova, 25 di Sett.^ 1639. Di V. S. molto 111.'^ et Ecc.^* Devotiss.^ ed Obblig."^^ S.^ 20 Daniele Spinola. 3925. [...] FORTUNIO LICETI a GALILEO in Firenze. Padova, 8 giii^io 1640. Bibl. Naz. Pir. Mss. Gal., P. VI, T. XIII, car. 204. — Autografa. Moit'Ill.« et Ecc.«^« S.«^ Mi spiace che al mio libro De himinis natura et effìcientia ^^^ sia incontrato r istesso disastro che al Liteosforo, altre volte mandatoli ; ma se farà usare dili- genza col corrispondente del S.^^ Landò, condottier di Bologna, o nella dogana di Fiorenza, facilmente lo ritroverà. Che le mie oppositioni le siano parse di facile risolutione, non è meraviglia, stante la sua molta acutezza d'ingegno et peritia nelle cose matematiche et il costume de' gran litterati di non cedere cosi facilmente a' suoi contradittori. Se mi favorirà di farmi vedere quanto ne ha scritto al Ser."^® P. Leopoldo, le ne terrò particolare obligatione, perchè se le sue difese mi parranno vere, goderò di uscir d'errore; se altrimente, ole si- io gnificherò il mio senso con quella libertà che lei fa, o vero, non bisognando ciò fare per non perder il tempo, lasserò che il mondo giudichi della nostra contro- versia, vedute le ragioni di ambidue. Quanto alle altre nostre differenze litterarie, registrate nel mio libro De novis astris et cometis ^^^ tanti anni sono, sì come io non ho mai stimati frivoli i detti suoi né quelli del S.^^ Mario ^^' (che altrimenti non li haverei giudicati degni di mia consideratione), così mi pare che il giuditio che in quel tempo V. S. fece delle mie ragioni poste in dett' opera, palesatomi in una lettera scritta di suo pugno ^*', sia molto differente da quello che bora in suo nome mi scrive il suo amanuense, il quale dice essere di facilissima solutione, e non doversi da lei 20 spendere tempo in altro che in considerationi più ingegnose et apportatrici di qualche utile alle persone intelligenti. Ma perchè si compiace di tralasciar quella disputa, me ne rimetto anch'io al giuditio degl'intendenti, anzi a quello di V. S. dichiaratomi in una sua pochi mesi sono^^^ che diversissimamente sente di tutte le opere mie et della dottrina in esse sparsa. Mi è sommamente cara la libertà filosofica di che si serve meco, la quale anch'io mi sono ingegnato di sempre abbracciare. Se poi nelle mie opere io faccio pala dell'autorità di infiniti scrittori per confermare le mie opinioni, o pure di fondamenti dedotti dalla natura delle cose et dalla autorità di un solo, Aristotele, et talhora di Platone, me ne rimetto a chi con occhi proprii le vede so et con propria mano scrive li suoi sentimenti. (1) Cfr. n.o 3976. <*^ Cfr. n.o 1529. <2) Cfr. n.o 1435. ^^^ Cfr. n.o (3) Mario Guiducoi. [4019-4021] 8-15 giugno 1640. 203 Starò attendendo le sue risposte per profittarmene; ma non vorrei che li suoi buoni termini, sino a qui meco usati dalla sua modestia et cortesia, fussero, colpa d'altri di cui è necessitata di servirsi, alterati punto. Con qual fine la rive- risco di tutto cuore al solito, et le prego quanto desidera. Pad.% 8 Giugno 1640. Di V. S. molt'IU.^ et Ecc."** Devot.™^ et Oblig.«^<> Se.^« Fortunio Liceti. Fuori: Al molt' 111.^ et Ecc.'"^ S.^^ P.ron Oss."*« 40 II S.^^ Galileo Galilei. F.^* per Yen.* Fiorenza. 4020*. VINCENZO RENIERI a [GALILEO in Arcetri]. Genova, 8 giugno 1640. Blbl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.» LXXXVI, n.® 126. — Autografa. Molto 111.^® et Ecc."»^ mio Sig.^ P.ron Col."*^ Quest'ordinario non ho havute lettere di V. S. Ecc.™* ; scrivo per ogni modo per darle nuova della mia salute, con essermi liberato dalla distillazione del cat- tarro che mi tormentava. Desidero che ella m'avvisi se il P. D. Benedetto crede di poter venire ^*\ per- chè, dovendo egli aspettarne il placet da' Barberini, non so se glie lo vorranno concedere. Ed a V. S. Ecc."^* bacio affettuosamente le mani. Di Genova, li 8 di Giugno 1640. Di V. S. molto IIV^ et Ecc."^* Dev.™° et Obl."'^ Ser.^^ ^^ D. Vincenzo Renieri. 4021. ELIA DIODATI a GALILEO [in Arcetri]. Parigi, 15 giugno 1640. Dalla pag. 188 del Tomo III dell'edizione citata nell'informazione premessa al n.» 1201. Alla lettera fac- ciamo seguire un' « Aggiunta del Diodati », che questi soggiungeva alla traduzione, inviata a Galileo con la presente (cfr. lin. 10-11), della lettera a lui di Costantino Huygens in data l» aprile 1640. Tale aggiunta si legge a pag. 189-190 del citato Tomo III, in calce a detta traduzione. Di Parigi, gli 15 Giugno 1640. Mi è rincresciuto infinitamente, come dall'Illustriss. Sig. Conte Bardi ^^' potrà esser testificato a V. S. molt'IlL, d'essere, per l'aspettazione delle lettere d'Olanda, stato tanto tempo senza scriverle, e di non aver dopo l'ultima mia, scrittale (^) Cfr. n.o 4013. (2) Ferdinando Bardi. 204 15 GIUGNO 1640. [4021] a 17 Febbraio^*', ricevuto di detto luogo risposta alcuna di soddisfazione circa il suo negozio, sebbene me ne fu data speranza dal Sig. Eugenio ^^\ al quale ne aveva scritto in termini urgentissimi come ad una persona principale dello Stato, essendo primo Consigliere e Segretario del Principe d'Oranges, e di grande au- torità appresso di lui e de' Signori Stati Generali, e di più letterato e magna- nimo, come V. S. molt'IU. ne averà qualche indizio dalla traduzione che le mando io della lettera che mi ha scritta ^^'. Ma questa speranza essendo sin qui riuscita vana, sebbene, conforme al suo parere, ne ho scritto ancora al Sig. Borrel d'Amster- dam sono più di tre mesi^*^, non avendo dipoi avuto da loro alcuna risposta, non mi è parso di dovere più differire a darne conto a V. S. molt'IU. per scol- parmi appresso di lei, dopo averci usata ogni diligenza a me possibile ; compa- tendo fin all'animo al disgusto che so le recherà questa nuova freddezza. Gli Elzeviri mi scrivono che differiscono per qualche tempo di stampare la traduzione latina dell'opere di V. S. molt'IU., finché abbiano venduto maggior numero deUe già stampate da loro, restandogliene più di 500 esemplari di cia- scuna. Sicché conviene pazientare. 20 Il libro delle tavole astronomiche Medicee'^', consegnatomi da parte di V. S. molt'IU. dall'Ili. Sig. Conte Bardi, è stato veduto ed esaminato da questi matte- matici, i quali tutti approvano e lodano molto l'opera. Ma quello ne è stato mandato, è doppiamente imperfetto, mancandoci il fine, e nel mezzo mancandoci dalla facciata 12 fino a 25 le tavole del moto del sole; onde dicono di non poterne fare fondato giudicio. Averà qui alligata una seconda lettera ^^' del R. P. Mersenno, per suppUmento alla precedente che non si era potuta leggere per la stravaganza del carattere, il quale si è sforzato di formare alquanto meglio in questa. Aspetto con sommo desiderio nuove del prospero stato suo presente, come so passi la vita e che mi favorisca di continuarmi l'onore della sua grazia ; nella quale con reverente affetto mi raccomando, augurandola felice. Facendogli risposta a' 21 Aprile ^'^^, e conformandomi al suo parere, ho scritto nell'istesso tempo al Sig. Borrel ^*' e mandatagli la lettera, animandolo per essa ad abbracciare il negozio con tutte le più efiicaci ragioni accomodate a un tal suggetto e che mi é parso dover muovere una persona emula di gloria e d'onore, quale presumo che esso, per le sue virtù e pel suo grado, debba essere. Ma sin qui non ho avuto risposta alcuna né dall'uno né dall'altro. Iiett. 4021. 33. e confermandomi — (lì Cfr. n.o 3969. ^^^ Cfr. n.o 3999, lin. 10-12. (21 Costantino Huygens. '^^ Cfr. n.» 4001. (') Cfr. n.o 3989. <^i Cfr. n.o 3995. (*) Cfr. n.o 3996. '«^ Cfr. n.o 8996. [4022] 19 GIUGNO 1640. 205 4022**. GIUSEPPE COSTANZI a [GALILEO in Arcetri]. Bologna, 19 giugno 1640. Bibl. Naz. Tir. Mss. Gal., P. VI, T. XIII, car. 206. — Autografa. Molt'IU/® et Ecc."^° S/« e P.ron mio CoL"^^ Queir istesso afifetto di riverenza e di straordinaria stima ch'io faccio del merito di V. S. Ecc.^na^ il quale mi stimolò a venir costà di persona ad esibir- mele per servitore, hora tanto più efficacemente mi muove a reiterar con questa i medesimi uffitii e a confermarle la mia perpetua divotione, quanto ch'egli da doppio capo ha ricevuto notabile accrescimento: l'uno è l'obligo singolare ch'io contrassi fin dall' hora con la sua benignità, per non haver ella ricusata la mia servitù, ancorché humilissima, né sdegnato di admettere la mia ignoranza a i suoi sapientissimi coUoquii, di che nuovamente le rendo infinite gratie; l'altro 10 é la sodisfattione incredibile che ho ricevuta in leggere e rileggere più volte le sue sapientissime risposte al S.^' Liceti, le quali mi sono state participate dal dottissimo e di lei partialissimo Padre Bonaventura Cavallieri. 0 quante volte ho detto tra me stesso e conferito con amici, che molto meglio haverebbe fatto questo Sig/ Dottore a procurar d' intender prima la dottrina di V. S. Ecc."^^, e poi emularla! anzi maggior gloria haveria conseguito a professarsene seguace, che a volern'essere oppugnatore. Io per me questo glorioso tittolo amichevol- mente invidio al Sig.^' Alessandro Marsilii, il cui perspicacissimo ingegno e pru- dentissimo giuditio conobbi fin da' primi anni della nostra giovinezza, che passai con la sua nobilissima conversatione in Siena. E sicome penso di sodisfare alla 20 giustitia et alla semplice verità, mentre a tutte le occasioni predico V. S. Ecc."^^ per il maggior filosofo che doppo tanti secoli habbia prodotto l'Europa e che si ritrovi a i nostri giorni al mondo, così riputerei mia singoiar fortuna se io meritassi già mai d'essere annoverato tra' minimi suoi discepoli, ed incontrassi occasione di palesar l'animo mio ossequioso all'incomparabile suo merito con poterla servire. Ma perché l'uno depende in gran parte da me medesimo, io cercare d'affaticarmi in studiar le sue opre ; l'altro perché non posso sperare che dal favore de' suoi commandamenti, di questi supplico la sua benignità ad es- sermi liberale dispensatrice, mentre l'esibisco ogni mio potere, e con tutto l'animo in fine di questa la riverisco, com' anche fa l' istesso P.Bonaventura. 30 Di Bolog.*, 19 Giugno 1640. Di V. S. molto Ill.^« et Ecc."^* Devot."^^ Ser.^^ D. Gioseppe Costanzi, Abb.® e Met^^ P.^ 206 22 GIUGNO 1640. [4023-40Ì84] 4023. GALILEO a BENEDETTO GUERRINI [in Firenze]. Arcetri, 22 giugno 1640. Dal Tomo II, pag. 29-30, dell'opera citata nell' informazione premessa al n.o 3478. La lettera è stata pubblicata, senza varietà di lezione, anche nella Parte II, pag. 221-222, delle Memorie e Lettere inedite ecc. di Galileo Galilei, ordinate ed illustrate ecc. dal cav. Giambatista Venturi, il quale la trasse dall'originale, sottoscritto, com'egli afferma, con le iniziali « G. G. » autografe: cfr. l'informazione del n.o 3973. L'ultima lettera del Reverendiss. P. Ab. Castelli mi è stata di gran consolazione, sentendo io che il suo ritorno qua non è disperato, come io veramente temevo ; e tanto maggiore sarà il mio contento, se mi sortirà di potere ancora godere qualche tempo della sua ono- rata e gratissima conversazione. Ho sentita la sua scrittura in proposito del potersi conservare il grano per lungo tempo ^^\ la quale, come tutte le altre che ho già vedute e sentite, mi è parsa derivare da un discorso molto aggiustato e ragionevole ; e sommamente mi piace quel volersi rimettere alla esperienza, per tor via le imputazioni che per avventura potesse alcuno io dare ai suoi puri discorsi. L'esperienza è assai facile a potersi fare; e quanto al pensiero, a me pare che sia assai probabile e degno di lode. Rimando a V. S. molto L la scrittura e le lettere, ed insieme una umilissima riverenza al Serenissimo G. D. N. S.; ed a lei confermo la mia devota ed obbligata servitù, e da Dio le prego intera felicità. D'Arcetri, li 22 di Giugno 1640. G. G. 4024. FERDINANDO BARDI a GALILEO [in Arcetri]. Parigi, 22 giugno 1640. Bibl. Naa. Flr. Mss. Gal., P. YI, T. XIII, car. 208. — Autografa la sottoscrizione. Molto 111.^^ Sig.^ mio Oss.'"^ La settimana passata mandai a V. S. un piego del Sig.^® Elia Deodati, quale facilmente gli capiterà insieme con questa, havendo cominciato gli ordinami di (^^ Discorso del modo di conservare i grani del Pa- -iZcun* qpu«coZi^Zo«q^ct del Padre Abbate D. Benedetto dre ì). Benedetto Castelli; a pag. éO-45 dell'opera: Castelli ecc. In Bologna, per Giacomo Monti, 1669. [4024-4025] 22 - 23 GIUGNO 1640. 207 Lione a non partire se non di quindici in quindici giorni. Dal sudetto Sig.^ Deo- dati V. S. intenderà pienamente la stima grande che questi letterati fanno delle Tavole Medicee, pubblicate dal Padre Don Vincenzio Rinieri^*', essendo state riconosciute universalmente per esattissime. Si aspetta però con curiosità di ve- dere il resto del libro, quando sarà finito di stampare, perchè fino ora non ne sono comparsi se non da due terzi o poco più. 10 II medesimo Sig.^* Deodati mi ha comunicato con passione straordinaria tutte le diligenze fatte da lui per servir V. S. in Olanda, e come quando si sperava la conclusione di un negozio tanto importante, si sono incontrate mille difiicultà non previste. Io son certo che a V. S. è molto ben noto il suo affetto, e quanto egli stimi il merito e la persona di V. S., e per conseguenza so ch'ella non potrà dubitare che dalla sua parte non si sia adempito a tutti gli obblighi di un vero amico. Nondimeno mi è parso dover rendere questa testimonianza alla verità, che io ho visti in questo gentilhuomo sensi non immaginabili per le traverse che contro ogni ragione si oppongono a un sì bel pensiero, conservando nel resto una risoluzione immutabile di non l'abbandonar fino all'ultimo, e di non tra- 20 scurare nessuna occasione che si presenterà di rattaccarlo, come ci sono molte apparenze che deva seguire, e particolarmente se le gran burrasche di guerra, che turbano la Cristianità, pigliassino un poco di calma. Io vorrei essere atto a cooperare a ogni cosa di suo servizio, professandomi obbligatissimo a farlo per mille rispetti. Mi onori dunque della sua grazia e mi comandi, che intanto le bacio con tutto l'animo le mani. Parigi, 22 Giugno 1640. Di V. S. molto Ill.'« Obb.«»o Ser.^e Sig.^* Galileo. Ferdinando Bardi. 4025. [...] GALILEO a FORTUNIO LICETI in Padova. Arcetri, 14 luglio 1640. Dalla pag. 65 del libro citato nelP informazione premessa al n.o 4025. Del racchiudersi in piccolo spazio di negra polvere una mole grande di fuoco et una immensa di lume, ho io sempre diffidato di poter capire per la debolezza del mio ingegno; e quanto alla espan- sione quasi che infinita del lume, giudicai la sua considerazione non esser aliena dal trattato della luce, etc. Ma sia come si voglia, io stimerò a gran ventura l'intendere come l'una e l'altra di queste due operazioni [...] ; dico del racchiudersi in breve spazio grandissima mole di fuoco, e quasi che infinita di lume possa esser in così an- gusto spazio racchiusa e senza veruno serrame incarcerata. Se mai 10 mi succedesse di tale effetto intendere la ragione, l' harei per gran- dissimo guadagno ; purché il rimuovermi da cotal dubbio non suppo- nesse in me una certezza di altri naturali effetti non meno di questi a me incogniti. Riceverà con la presente la copia della mia al Sereniss. Principe Leopoldo ; leggala in gratia, e sinceramente me ne additi il suo senso, mentre starò con avidità aspettando il suo libro Be centro et circumfe- rentia-^^^ e gli altri che mi accenna. E continuando di riverirla e di ammirare il suo gran sapere, li ratifico e confermo la mia prontis- sima servitù, e da Dio li prego intera felicità. 20 D'Arcetri, li 14 Luglio 1640. Di V. S. molto IH. et Eccell. Serv. Affett. Galileo Galilei. Lett. 4082. 7. L' edizione dì cui ci serviamo ha operazioni, dico. Ma che sìa stata omessa qualche parola, oltre che dal contesto, risulta dalla traduzione latina della lettera, che il Liceti soggiunge nel- r edizione stessa (pag. 66) e che suona così : Sed utcumque aìt, ego magnae meae fortunae ducam intelligere, quomodo utraque duarum huiusmodi functionwn fieri valeat ; dico, quomodo in adeo angusto epatio pyrii pul- veris inclusa valeat esse maxima moles ignis et propemodum infinita luminis quantitas, et absque ulla sera carceri mandpari. — (») Cfr. n.o 4029. XVIII. 28 218 17 LUGLIO 1640. [4033] 4033. [...] BONAVENTURA CAVALIERI a [EVANGELISTA TORRICELLI in Areetri]. Bologna, 30 ottobre 1G41. Bihh NaZ. Fir. Mss. Gal., Discepoli, Tomo 41, car. 113-115. — Copia di mano del sec. XVIII. Molto Rey,^' ^') Sig.^ mio Oss."^^ Rqputo 'grandissima la fortuna di V. S. molto Rev.*^^"^, poiché al grande ingegno suo accoppia quello del Sig.^ Galileo, stimato oggidì con ragione la fenice degl' ingegni. Oli che felice congiunzione, da invidiarsi da qualunque virtuoso ! oh che gran conseguenze ne possono seguire, che grand' utilità alle buone lettere, per cosi maraviglioso innesto! Ma pili non dirò per non parere essere a parte di questa invidia, sebbene non la saprei nò anco in tutto negare. Per sodisfar poi al desiderio del Sig.^ Anton Nardi, gli dico che f*' Cfr. n.o 4168. è indirizzata a Evangelista Torricelli, convien *^^ Poiché non è dubbio che questa lettera (come dire che il Cavalieri credesse che questi fosse eccle- pure quelle che pubblichiamo sotto i nn.ì 4186, 4193) siastico. [4174-4176] 30 ottobre --2 novembre 1641. 365 la dimostrazione del fuso parabolico venutami dal quondam Sig/ Beuugrand, che Iddio abbia in gloria, procede per via degl' indivisibili, ma è diversa dalla mia et anco da 10 quella del Sig/ Gio. Anton Rocca, gentiluomo Reggiano ed intendentissimo delle matte- raatiche Resta che ella mi onori talvolta de' suoi comandi, e di conservar fresca la servitù mia nella memoria del nostro Sig/ Galileo, al cui affetto mi trovo obbligatissimo, siccome sono altrettanto ammiratore del suo divino ingegno. E con tal fine le baciò affettuosa- mente le mani, con riverire insieme il detto Sig/ Galilei ed il Padre Castelli, se pure ancor costi si ritrova. Di Bologna, alli 30 Ottobre 1641. Di V. S. molto Rev.^* Dev.°^<> Servii® F. Bonaventura Cavalieri. 4175*. BONAVENTURA CAVALIERI a GIANNANTONIO ROCCA [in Reggio]. Bologna, !<> novembre 1641. Dalle pag. 267-268 dell'opera citata nell'informazione premessa al n.» 3053. Gli do poi nuova, che mi scrive il Torricelli trovarsi di stanza dal Sig. Galileo ed aspettar in Fiorenza il Sig. Antonio Nardi, credo gentil* uomo Aretino, che ha da stampare un libro di geometria ^^\ nel quale pretende con modi nuovi di mostrare tutte le cose d'Archimede per via delli indivisibili, quale dice avere fatto una grandissima pratica sopra la mia Geometria (-). Così detto Torricelli è per stampare due libri de motu^^\ che seguiranno la materia de motu delli secondi Dialogi del Sig. Galileo, opera quale stimo dover riuscire bellissima. . . . 4176. [...] BONAVENTURA CAVALIERI a MARINO MERSENNE [in Parigi]. Bologna, 23 novembre 1641. Bibl. Nas. in Parlari. Fonds fran^ais, Nouvelles Acquisitions, n.^ 6204, car. 255. — Autografa. .... Nunc sub praelo est quaedam Galilei responsio Liceto, qui eiusdem sententiam de lumine lunae secundario, a terra reflexo, impugnavit. In lucem quoque exibunt duo libri de motu et proiectis ^^^ cuiusdam Evangelistae Torricelli, viri acutissimi, qui nunc apud Galileum moratur, cuius de motu doctrinam se prosequutum esse profitetur, ut nuper ad me scripsit idem Galileus .... t») Cfr. n.o 4119. [4181] ' 23 NOVEMBRE 1641. 369 4181*. [...] BONAVENTURA CAVALIERI a [EVANGELISTA TORRICELLI in Arcetri]. Bologna, 17 dicembre 1641. Bilbl. Naz. Fir. Mss. Gal., Discepoli, Tomo 41, car. 117. — Copia di mano del sec. XYIII. .... In somma io dissi al Rev."^** P.*' I). Benedetto, quando passò di qua, che poteva ormai lasciare da banda F. Bonaventura e solo celebrare V unico valore del Sig."^ Torricelli ; e ben vado continuamente conoscendo d' aver detto il vero, a tanti contrassegni che ella mi dà del suo valore. Restò poi amareggiato il gusto delle sue belle specolazioni con la trista nuova del- l' infirmità del Sig.' Galileo, tanto più mettendo ella dubbio della vita di sì grand' uomo, che saria veramente una perdita incomparabile alla repubblica de' letterati. Mi son però alquanto rallegrato quando non ho visto altra sua lettera, avendo supposto che pur viva e si sia riavuto dal male. Io poi mi confesso così vivamente affezionato al gran merito o 10 valore et alla benevolenza mostratami sempre da esso in ogni occasione, che ne porterò eterni caratteri di obbligazione impressi nell' animo, quantunque non possi con effetti mo- strarli quella gratitudine che io vorrei. Per tanto, non potendo per ora altro fare, desi- dero che ella a nome mio gli annunzi sanità e felicità, in particolare in queste SS.""® Feste di Natale, come ancora a lei le desidero piene d'ogni contento; e la pregherò ad ono- rarmi di qualche avviso dello stato del nostro Sig.' Galileo, al quale faccio riverenza, et a V. S. bacio affettuosamente le mani. Di Bologna, 17 Xbre 1641. Aff."^^ et Obb.«^« Servit.^ F. Bonaventura Cavalieri. 4187**.